Diritti sociali o diritti civili? Marco Rizzo si adegua all’egemonia leghista

  • Posted on: 8 January 2019
  • By: Anonimo (non verificato)

di Antonio Perillo*
Accade che qualche giorno fa Marco Rizzo sia invitato in TV, su RaiDue, e si produca in un attacco a testa bassa contro i sindaci che hanno annunciato la loro disubbidienza alla legge Salvini sulla cosiddetta “sicurezza”, e l’apertura dei porti delle loro città per l’approdo della navi delle Ong cariche di migranti.
La sua tesi è che questi sindaci che ora si mobilitano per i migranti, in realtà hanno sempre dimenticato i cittadini italiani, si ribellano alla legge sicurezza ma non ai tagli ai servizi sociali imposti negli anni dai vincoli di bilancio. A seguire, la distinzione fra i “diritti sociali” ed i diritti civili, che sarebbero, questi ultimi, i “diritti della borghesia” che vengono, magari, solo in un secondo momento. I comunisti sarebbero quindi completamente diversi dalla sinistra borghese. Certamente lo sono, ma non certo per questi motivi.
Le affermazioni di Rizzo sono state riprese e condivise anche sui social, raccogliendo talvolta un certo consenso. Esse muovono certo da un elemento di verità: molti dei sindaci che oggi si sono mobilitati, appartenenti al Pd e al campo del cosiddetto centrosinistra, hanno sostenuto i passati governi che hanno implementato le politiche di austerità che comprendevano i tagli verticali agli enti locali. Hanno spesso privatizzato, svenduto il patrimonio comunale, licenziato.
Ma a ben guardare quanto dice Marco Rizzo presenta dei problemi molto evidenti, che è bene sottolineare.
Innanzitutto, le sue parole utilizzano una retorica del tutto sovrapponibile a quella utilizzata dalla destra ed in particolare dalla Lega. Ovvero, in primo luogo la totale rimozione della tragedia che stanno vivendo in queste ore 49 migranti costretti a restare in mare al largo di Malta in balia di condizioni atmosferiche sfavorevoli. Queste persone anche per Rizzo di fatto non esistono, la loro non è un’emergenza, sono solo un oggetto di quella che definisce propaganda dei sindaci in questione e che peraltro farebbe il gioco di Salvini.
La vita di queste persone è forse un “diritto civile”, che viene soltanto dopo? Anche i migranti sono borghesi?
Inoltre, l’attribuzione totale del malessere sociale che avvolge il Paese dopo anni di crisi alla “sinistra”, complessivamente intesa, è del tutto in linea con la vandea che sta montando in Italia, che oltre a colpire le responsabilità dei gruppi dirigenti che hanno sostenuto l’austerità, si estende a qualsiasi cosa, anche in ambito culturale e di valori, si possa associare alla sinistra. Cioè anche la solidarietà, l’accoglienza, ogni idea alternativa di organizzazione della società. Giova alla causa dei lavoratori e delle lavoratrici, italiani e migranti, questo discorso politico? O piuttosto giova, questo sì, alla visione di Salvini?
In secondo luogo, molte delle domande retoriche che si poneva Rizzo nel suo intervento televisivo risultano smentite da quanto ha provato negli anni a mettere in campo l’amministrazione comunale di Napoli, guidata da Luigi de Magistris, uno dei capofila della “ribellione” dei sindaci.
“Avete mai visto un sindaco di sinistra rompere il patto di stabilità e i vincoli di bilancio e per esempio aumentare il numero di dipendenti comunali?”, si chiede Rizzo.
Bene, già nel 2012 l’amministrazione de Magistris assunse in deroga ai vincoli 320 maestre precarie, dopo uno scontro con gli stessi uffici del comune ed i revisori dei conti. Inoltre, 200 operatori ecologici sono stati internalizzati in Asia, l’azienda pubblica che si occupa della nettezza urbana, eliminando gli appalti esterni per il servizio. Sempre del 2012 è la convocazione di un consiglio comunale straordinario a Roma, sotto i palazzi del Parlamento, in protesta contro i tagli agli enti locali.
“Avete mai visto un sindaco di sinistra fare una battaglia durissima per le case, contro i grandi gruppi immobiliari?”, si chiede Rizzo.
Bene, l’amministrazione napoletana sottrasse alla Romeo immobiliare, per internalizzarla, la gestione del vasto patrimonio immobiliare pubblico della città già nel 2013. Alfredo Romeo verrà poi inquisito ed arrestato per gravi reati.
E la sinistra che sostiene de Magistris fin dal 2011, in particolare Rifondazione Comunista, ha sempre spinto nella direzione dello scontro politico sui vincoli di bilancio, da ultimo proponendo che l’avanzo milionario della Città Metropolitana, che incredibilmente giaceva inutilizzato da anni, venisse speso per servizi e manutenzione. Oppure opponendosi fortemente quando si è discusso di cedere la quota di proprietà del Comune nella società che gestisce l’aeroporto di Capodichino, la Gesac.
Contemporaneamente, l’Amministrazione è stata fra le prime ad attivare il registro delle unioni civili e a riconoscere all’anagrafe una bimba figlia di due madri ed un’altra figlia di due persone migranti.
I comunisti fanno così, fanno politica. E sanno che la battaglia per i diritti sociali e per quelli civili è unica, che vanno insieme sempre e che entrambi, per non essere soltanto diritti dei ricchi, devono essere considerati diritti universali, validi per tutte e per tutti, che siano napoletani, bolzanini, migranti africani o mediorientali.
Non è certo un caso se la prima Costituzione sovietica, del 1918, sia fra le più avanzate mai scritte anche sul tema del diritto di famiglia e dei diritti delle donne. I diritti civili affermati nel mezzo della guerra civile ancora in corso, con un paese distrutto, altro che “vengono solo dopo”!
Per concludere, la vicenda delle navi Sea-Watch e See Eye non costituisce soltanto una questione umanitaria. E neanche un problema di sostegno politico a questo o quel sindaco. I comunisti sanno che c’è un punto di fondo, sul quale nessun sindaco potrà operare una funzione di supplenza dell’analisi e della mobilitazione politica: la legge Salvini costituisce un attacco politico alle fondamenta del nostro ordinamento, non riguarda solo i migranti. Compito dei comunisti è costruire un fronte di lotta complessivo, che sappia collegare questi aspetti. Ad esempio, è necessario sottolineare tutte le componenti anticostituzionali della legge Sicurezza, come quelli che colpiscono il diritto a manifestare e che a Napoli sono stati sperimentati con l’identificazione e il trattenimento in Questura di una trentina di lavoratori LSU che facevano un sit-in contro la loro “stabile” precarietà.
Il punto è, come sempre, la costruzione di un’opposizione radicale, incisiva, popolare al governo gialloverde. È un tema enorme, che interroga anche le nostre modalità di comunicazione di questo tipo di messaggi. Occorre essere consapevoli che è necessario costruire nell’immaginario collettivo nuove faglie nel discorso pubblico, diverse da quelle sulle quali prospera Salvini. Non giocare quindi soltanto sulla presunta divisione migranti/italiani, ma su quella alto/basso a prescindere dalla nazionalità: sfruttati/sfruttatori, lavoratori/rentier. E occorre farlo con la consapevolezza di non essere una pedina nel rafforzamento dell’immaginario sul quale si fonda l’attuale egemonia leghista nel governo e nella società, ottenendo, magari per questo motivo, qualche ospitata televisiva.
* PRC Napoli