Blood and Honour: una nuova internazionale nera

  • Posted on: 3 January 2019
  • By: Anonimo (non verificato)

Pubblichiamo di seguito due articoli il primo a cura di Saverio Ferrari ed il secondo dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre – Varese (*)

Inizialmente la sigla Blood and Honour (“Sangue e onore”), uno dei motti delle SS, fu utilizzata nel 1979 – agli albori del movimento naziskin in Inghilterra – sia come fanzine musicale sia come vero e proprio bollettino del movimento. Erano i tempi di Ian Stuart, già dirigente a Londra dello Young National Front, l’organizzazione giovanile del National front, che riuscì con la sigla Rac (Rock Against Communism) nell’aprile 1983 ad organizzare il primo concerto nella zona orientale di Londra, a Stratford. A esibirsi i suoi Skrewdriver con Peter & The Wolves e The Ovalteens. Qui comparve anche per la prima volta la t-shirt con la scritta «White power», da una canzone di Stuart, divenuto l’inno del movimento («Potere bianco per l’Inghilterra / Potere Bianco oggi / Potere bianco per la Gran Bretagna / Prima che sia troppo tardi»). Nel primo numero di Blood and Honour l’editoriale di presentazione fu dedicato a Rudolf Hess.
Da qui il costituirsi di una ragnatela con contatti solo in parte legati agli avvenimenti musicali, ben oltre la Gran Bretagna, in Belgio, Olanda, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti, Australia e perfino Giappone. In Italia fu il Veneto Fronte Skinheads a rappresentare la succursale di Blood and Honour.
La Rac fonderà una propria etichetta discografica (la White Pride Records) e svilupperà un’intensa attività di merchandising per corrispondenza di poster, cartoline e bandiere (tra le altre con svastica e croce celtica), toppe e t-shirt (del tipo «Impicchiamo Nelson Mandela» e «Adof Hitler aveva ragione»).
Blood and Honour, non più semplicemente una fanzine, si costituirà dunque progressivamente come un insieme di bande nazi-rock, case editrici e discografiche, negozi di abbigliamento, luoghi di ritrovo e organizzazioni politiche. A suo modo, in forme indubbiamente nuove, una nuova Internazionale nera.
La morte improvvisa, a soli 35 anni, di Ian Stuart – avvenuta all’alba del 24 settembre 1993 – in un incidente stradale aprirà una stagione di divisioni nel movimento. Mentre forti contrasti si determineranno con la componente americana, in Gran Bretagna sarà il gruppo Combat 18 ad assumere il controllo di Blood and Honour. Combat 18, in cui i numeri 1 e 8 stanno a indicare le due corrispondenti lettere dell’alfabeto A e H, cioè le iniziali di Adolf Hitler, è stato ed è in realtà un gruppo terroristico e clandestino,
In ambito europeo, specialmente in Germania, Blood and Honour andrà incontro anche a misure di forte contrasto istituzionale. Il 14 settembre 2000 la sua filiale tedesca, denominata Blood and Honour division Deutschland, fondata a Berlino nel 1994, fu messa fuori legge unitamente alla sezione giovanile White youth. Circa 240 gli aderenti. Il quadro entro cui collocare questi provvedimenti era indubbiamente preoccupante: nei dieci anni trascorsi dalla riunificazione (3 ottobre 1990) l’estremismo di destra aveva in Germania assassinato 93 persone, di cui 32 straniere e 15 senzatetto. Solo tra il 1999 e il 2000 le aggressioni a sfondo razziale erano cresciute di ben il 50% per oltre diecimila episodi.
Anche la sezione spagnola di Blood and Honour nel 2005 fu smantellata. Ben 21 furono le persone arrestate nel corso di una vasta operazione che interessò le città di Madrid, Siviglia, Burgos e Saragozza. Secondo la Guardia civil il gruppo si era costituito nel 1999 e si finanziava con il traffico di armi. I concerti che annualmente venivano organizzati si tenevano sempre in occasione di alcuni anniversari: la nascita e la morte di Adolf Hitler e di Rudolf Hess.
In Belgio, ai primi di settembre del 2006, dopo un’indagine durata due anni e la perquisizione di cinque caserme e 18 abitazioni, quasi tutte nelle Fiandre, furono invece arrestati 17 uomini, undici dei quali militari (tra loro due sottufficiali), accusati di appartenere a Blood and Honour e voler mettere in atto azioni terroristiche.
A oggi, tramite il sito internazionale, a Blood and Honour sono ancora collegate più di una ventina di realtà.
 
BLOOD AND HONOUR NELLA TIFOSERIA VARESOTTA: UNA STORIA MOVIMENTATA
 
A Varese questa sigla si costituì nel 1998 all’interno della tifoseria calcistica, prima affiancandosi ai Boys e ai Viking, poi soppiantandoli nel 2001 dopo vivaci regolamenti di conti. Il gruppo raggiunse fino a 200 aderenti, molti con precedenti penali. Fra il 1999 e il 2001 presero di mira cittadini extracomunitari, realtà politiche, associazionistiche e sindacali come Cgil, Anpi e Rifondazione, nonché giornali del territorio rei di pubblicare articoli critici nei loro confronti. Tra i capi del gruppo emersero figure come Filadelfio Vasi, classe 1976, che dal 2001 in avanti venne ripetutamente incriminato, arrestato e condannato per reati quali lesioni, tentato omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, porto abusivo d’arma da fuoco e tentata evasione.
Un altro leader fu Saverio Tibaldi, che nel 2003 – per sfuggire alle condanne pendenti per atti di violenza e spaccio di stupefacenti – si rese latitante e abbandonò l’Italia; venne successivamente ucciso a coltellate a Torremolinos (Spagna) in circostanze mai ben chiarite. La sua morte violenta lo fece diventare un eroe della tifoseria, che gli ha reso regolarmente reso omaggio con striscioni e cori durante le partite. Tra il 2009 e il 2011 altri membri del gruppo furono arrestati e incriminati per traffico di sostanze stupefacenti.
In ambito calcistico, nei primi anni 2000 i BH fecero una violenta opposizione all’ingaggio nel Varese di giocatori neri, culminata in aggressioni perpetrate a danno dei calciatori stessi. Si scatenarono poi in una campagna di contestazione contro squadra e dirigenza, culminata nel raid vandalico perpetrato nella notte tra il 3 e il 4 giugno 2004 allo stadio Franco Ossola, sul cui prato vennero piantate 11 croci di legno, mentre le panchine e la pista del velodromo vennero imbrattate con graffiti ingiuriosi.
Un anno dopo, nel 2005, la violenza debordò in ambito extracalcistico a seguito dell’omicidio dell’ultrà 23enne Claudio Meggiorin, accoltellato da due cittadini di nazionalità albanese la sera dell’11 giugno mentre cercava di sedare una rissa all’esterno del bar di sua proprietà nel comune di Besano. Due giorni dopo si formò un corteo non autorizzato che scandiva slogan minacciosi contro i cittadini extracomunitari, composto da tifosi e attivisti, alcuni dei quali si diedero ad atti di violenza contro un poliziotto e un cittadino albanese. Due ultras furono tratti in arresto e successivamente condannati per lesioni aggravate.
La rifondazione del Varese e la ripartenza dalle leghe dilettantistiche nella stagione 2004-2005 coincisero con una ”pacificazione” della situazione del tifo organizzato, che peraltro si era ridotto a poche decine di elementi, interrotta attorno al 2010 dalle contestazioni a sfondo razziale contro l’attaccante nigeriano Osarimen Ebagua. Nella stagione 2014-2015 gli scarsi risultati della squadra (poi retrocessa in Lega Pro) e le difficoltà della società, oberata di debiti, scatenarono il risentimento della curva, fino al raid vandalico condotto nella notte tra il 17 e il 18 aprile 2015 all’interno dello stadio, che devastò il campo da gioco e le infrastrutture con danni quantificabili in migliaia di euro.
Nell’agosto 2018 la questura di Pavia emise un “daspo” contro alcuni tifosi di BH Curva Nord per esposizione di simboli vietati sul berretto, ovvero la runa Odal. «Fate il vostro lavoro, se così lo volete chiamare, diffidateci tutti, ma fino all’ultimo resisteremo e resteremo in piedi con fierezza. Senza rancore… solo ODIO!» risposero i curvaioli in un comunicato.
 
(*) articoli pubblicati anche sul quotidiano «il manifesto» del 28 dicembre. Daniele Belardinelli che è morto a Milano (investito da un Suv che cercava di fuggire dall’aggressione degli ultrà interisti contro i tifosi napoletani) il 26 dicembre, prima della partita Inter-Napoli, era un “sorvegliato speciale” in quanto fra i capi della tifoseria del Varese, gemellata con quella interista, e membro di Blood and Honour.