Manifesto della Sinistra Europea

 

Pubblichiamo, in vista delle elezioni del 2019, il Manifesto del Partito della Sinistra Europea che offre importanti spunti  e indicazioni (in italiano e in inglese).

 

Una nuova speranza sta nascendo in Europa. Una nuova visione del mondo sta ispirando un numero crescente di europei e li unisce in grandi mobilitazioni nell’opposizione alla via a senso unico capitalista, un tentativo di riportare l’umanità in una nuova regressione sociale e culturale. La condizione dei popoli, dei soggetti sociali e degli individui è segnata da insicurezza, incertezza e precarietà. Una nuova resistenza contro lo sfruttamento capitalista sta emergendo con forza. C’è una nuova opportunità di cambiamento che attraversi la vita di donne e uomini sempre più colpiti dai disastri prodotti dalle politiche della globalizzazione capitalista.

Le nuove forme del potere a livello mondiale portano alla crisi negli stati nazione, dei sistemi di alleanze e dell’ordine nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. La teoria e la guerra permanente, così come descritta dalla dottrina Bush, la spirale della violenza terrorista che la guerra alimenta causano crescenti ingiustizie e la riduzione degli spazi democratici.

Per noi l’Europa è uno spazio per la rinascita della lotta per un’altra società. Il raggiungimento della pace e la trasformazione dell’attuale società capitalista è lo scopo di questa impresa. Noi lottiamo per una società che superi il capitalismo e la logica patriarcale. Il nostro obiettivo è l’emancipazione umana, la liberazione delle donne e degli uomini da ogni forma di oppressione, sfruttamento ed esclusione.

Ci richiamiamo ai valori e alle tradizioni del movimento socialista, comunista e dei lavoratori, del movimento femminista e dell’uguaglianza di genere, del movimento ecologista e per uno sviluppo sostenibile, della pace e della solidarietà internazionale, dei diritti umani, dell’umanesimo e dell’antifascismo, del pensiero liberal-progressista, sia a livello nazionale che internazionale.

Ruolo e compito della sinistra politica in Europa deve essere contribuire alla formazione di un’ampia alleanza sociale e politica per un cambiamento radicale che sviluppi alternative e proposte concrete per la necessaria trasformazione dell’attuale società capitalista. In questo senso ci vediamo responsabili e misuriamo la nostra capacità di coinvolgere tutti coloro si battano per una società più giusta come condizione per il libero sviluppo e l’autodeterminazione di ognuna/o. Vogliamo costruire una politica di sinistra durevole come progetto politico indipendente che contribuisca allo sviluppo di alternative solidali, democratiche sociali ed ecologiche.

Per questo l’Unione europea, così come l’intero continente europeo, stanno sempre di più diventando uno spazio importante per politiche di alternativa, accanto ai tradizionali livelli politici degli stati nazione, delle regioni e dei comuni e interconnessa agli sviluppi mondiali. Assistiamo ad un impatto su scala mondiale del movimento dei movimenti, per un’altra globalizzazione, alla crescita delle sue relazioni, cooperazione così come della sua influenza con e dentro i tradizionali movimenti sociali, dei lavoratori, femministi, ambientalisti e democratici nei termini di una nuova partecipazione al conflitto per il cambiamento.

Tutti questi movimenti oppongono allo "spazio privato" dei poteri forti mondiali uno "spazio pubblico" abitato da differenti soggetti che reclamano diritti fondamentali: pace, democrazia, giustizia sociale, libertà, eguaglianza di genere e rispetto per la natura. La sinistra politica è parte di questi. Tutto ciò dà nuove risorse per una politica di trasformazione.

Nei diversi paesi europei straordinarie esperienze politiche e culturali e lotte sociali hanno segnato il carattere originale del modello sociale europeo. Facciamo riferimento a queste radici politiche e culturali e non ai valori del mercato che oggi materialmente definiscono l’Europa, in particolare attraverso le politiche del trattato di Maastricht e le decisioni della Banca centrale europea.

In Europa, in ciascuno dei nostri paesi, i popoli stanno subendo le politiche del capitalismo globalizzato, portate avanti dai governi nell’interesse del grande capitale e di lobbies, che minano la solidarietà e le conquiste sociali frutto di grandi battaglie. C’è un attacco generalizzato ai sistemi pensionistici, lo smantellamento e la privatizzazione dello stato sociale, settori pubblici essenziali come la sanità, l’educazione, la cultura e beni comuni come l’acqua e le altre risorse naturali sono sottomessi alla legge del mercato. Il mercato del lavoro è sempre più deregolamentato e sempre di più il lavoro diventa precario.Vi è un incremento della repressione antisindacale e una politica criminalizzazione dell’immigrazione.

Tutto è mercificato. Dal lavoro all’intero ciclo vitale. Nell’Europa attuale la disoccupazione e l’insicurezza stanno aumentando. Assistiamo ad una militarizzazione esterna, come dimostrato nelle guerre dei Balcani , in Afghanistan ed Iraq, e ad una militarizzazione interna attraverso leggi liberticide e repressive contro chi si oppone alle politiche neoliberiste. Questo processo sta allontanando settori crescenti della società dalla politica e producendo guerre tra poveri, il rinascere del populismo, del razzismo e dell’antisemitismo.

La terza via socialdemocratica in Europa è fallita, poiché è stata incapace di opporsi e queste tendenze e, non avendo alternative, le ha promosse. Questo fallimento apre nuove spazi e anche grandi responsabilità per la sinistra che vuole cambiare questo mondo. Ma non possiamo percorrere lo stesso cammino del 20 secolo, che ha portato a grandi conquiste ma anche a grandi sconfitte e tragedie per le forze di ispirazione rivoluzionaria.

Per cambiare la società dobbiamo ampliare la nostra azione. In Europa la sfida è la costruzione di una sinistra alternativa, radicale, femminista e ambientalista. La natura plurale dei movimenti può essere attraversata da questa nuova forza politica in quanto vogliamo costruire un nuovo rapporto tra politica e società.

Vogliamo costruire un progetto per un’altra Europa e per dare altri valori e contenuti dell’Unione Europea, autonoma dall’egemonia degli USA, aperta al sud del mondo, alternativa al capitalismo nel suo modello sociale e politico, fortemente contraria alla militarizzazione e alla guerra, a favore della protezione ambientale e del rispetto dei diritti umani, inclusi quelli sociali ed economici . Noi siamo a favore del diritto di cittadinanza per tutti coloro che risiedono in Europa.

Vogliamo un’Europa libera dalle politiche antidemocratiche e neoliberiste del WTO, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, che rifiuti la NATO, la presenza di basi militari straniere e qualsiasi modello di esercito europeo che punti ad aumentare la competizione militare nel mondo e la corsa al riarmo. Vogliamo un’Europa di pace e solidarietà, libera dalle armi nucleari e di distruzione di massa, un’Europa che ripudi la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali. In particolare ciò riguarda il conflitto israelo-palestinese che va risolto in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Noi, forze politiche di sinistra di questo continente, vogliamo contribuire alla nascita di una nuova forza di cambiamento.

Noi, partiti e organizzazioni politiche di ispirazione comunista, socialista, femminista, democratica, ambientalista, antiliberisti e per la trasformazione sociale, vogliamo dar vita ad un nuovo soggetto politico: Il Partito della Sinistra Europea.

Vogliamo dar corpo a questa speranza per affrontare in termini nuovi le questioni della globalizzazione, della pace mondiale, della democrazia e della giustizia sociale, dell’uguaglianza di genere, dell’autodeterminazione delle persone disabili, di uno sviluppo bilanciato e sostenibile, del rispetto delle specificità culturali, religiose, ideologiche, e dell’orientamento sessuale.

Vediamo la necessità di una profonda trasformazione sociale e democratica in Europa. Sì, è venuto il tempo di intensificare la lotta per modificare il dogma della "sacrosanta" "libera economia di mercato", del potere dei mercati finanziari e delle multinazionali, e di rendere i nostri cittadini e le nostre cittadine protagonisti e protagoniste delle politiche portate avanti in loro nome.

Di fronte alla recessione e alla crescita della disoccupazione, il Patto di stabilità, le politiche e gli orientamenti della Banca centrale europea devono essere cambiati per lavorare ad altre politiche sociali ed economiche con priorità sociali in favore della piena occupazione e della formazione, dei servizi pubblici e per una politica ambiziosa di investimenti, per l’ambiente. Deve essere imposta la tassazione dei flussi di capitale. Le priorità devono essere cambiate, in favore delle persone, non del denaro.

Ci proponiamo di lavorare in tutta Europa per far avanzare i diritti dei lavoratori dipendenti nei loro posti di lavoro. Consideriamo i servizi pubblici come indispensabili per garantire a tutti il diritto di uguale accesso all’educazione, all’acqua, al cibo, alla salute, energia, alla mobilità. Siamo a favore di servizi pubblici democratizzati, decentralizzati e moderni che garantiscano eguali diritti sociali per tutti e tutte.

Oggi dieci nuovi paesi stanno entrando nell’Unione europea e altri hanno espresso il loro desiderio di fare altrettanto. Ma ci sono significative forze politiche e sociali, sia in questi paesi che in quelli già membri dell’Unione, che vedono l’allargamento con delle riserve se non con aperta ostilità. Queste tendenze sono rafforzate dall’impasse causato dalle attuali scelte strategiche dell’Unione.

Il Partito della Sinistra europea vuole far fronte anche alle sfide poste dai paesi ora fuori dall’Ue – come i paesi balcanici e i paesi dell’est – soprattutto a causa della loro trasformazione e del crescente dilemma della scelta tra uno sviluppo autonomo e l’adesione all’Europa capitalista, come strategia di medio termine per affrontare i conflitti sorti in queste società come risultato dei cambiamenti passati e presenti. La sinistra europea è pronta a cooperare con tutte le forze democratiche di questi paesi in favore della democrazia, della pace e della giustizia sociale, dello sviluppo sociale ed economico e di rafforzare le istituzioni democratiche.

Lotteremo affinchè le istituzioni elettive, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, e i comitati rappresentativi, come il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni, abbiano più potere di azione e controllo. Oggi, qualsiasi possa essere il nostro parere definitivo sul "Trattato costituzionale" in discussione, ci opponiamo ad un direttorato dei poteri forti. Non accetteremo che ci vengano imposti criteri ultraliberali e di militarizzazione che producono una sostanziale regressione sociale.

Ci batteremo incessantemente per ampliare l’azione, la partecipazione e il potere di controllo dei cittadini in ogni fase e livello della costruzione europea.

Infine, ciò che è il cuore della crisi dell’Unione europea è la democrazia. Per decenni è stata costruita dall’alto, senza curarsi della sua grande diversità di culture e linguaggi, senza le sue popolazioni e spesso contro di esse.

Ma finalmente qualcosa sta cominciando a cambiare. Le grandi lotte sociali, dei lavoratori e dei sindacati, le lotte della società civile contro la guerra, hanno iniziato a cambiare la situazione. In pochi anni hanno contribuito a creare una grande mobilitazione in sostegno della pace, dell’uguaglianza dei diritti umani, del rispetto per il pianeta. Come forze politiche della trasformazione sociale, vogliamo contribuire a queste nuove spinte che si oppongono risolutamente alle politiche neoliberiste. I Social Forum sono stati momenti fondamentali di dibattito, di confronto e di costruzione di alternative popolari all’attuale Europa neoliberista. I movimenti sociali, le lotte sociali e dei cittadini hanno proprie dinamiche, autonomia di analisi, proposta e iniziativa. Siamo in favore non solo della difesa dei diritti dei lavoratori, del movimento sindacale contro qualsiasi discriminazione ma anche della creazione di nuovi diritti dei lavoratori, compresi disoccupati e precari, dell’allargamento della democrazia nei luoghi di lavoro e nella vita economica a tutti i livelli, compreso quello europeo.

Sosteniamo un modello di sviluppo sociale, ecologico e sostenibile ed una ristrutturazione dell’economia basata sulla difesa dell’ambiente e del clima, fondata sul principio di precauzione., attraverso l’utilizzo di tecnologie a favore dell’ambiente, della solidarietà sociale, creando nuovi lavori e il sostegno alle regioni svantaggiate del pianeta.

Nell’ambito del processo decisionale in Europa, promuoviamo un ruolo di maggior rilievo per il Comitato delle Regioni e il Comitato Sociale ed Economico, in quanto organi statutari rilevanti per le politiche regionali democratiche nell’Ue.

Nell’Unione europea ci sono molti interessi in conflitto. Per noi, ciò crea un nuovo spazio politico per la lotta di classe e per difendere gli interessi dei lavoratori e della democrazia, di una società europea con le sue organizzazioni e istituzioni, compreso il Parlamento europeo.

La Sinistra Europea si impegna a lottare per far sì che i grandi cambiamenti auspicati diventino realtà, in un contesto di costante rafforzamento della pace, della democrazia e della giustizia sociale.

Lottiamo insieme per una nuova società, per un mondo di giustizia libero dalla guerra e dallo sfruttamento.

Insieme diciamo: Un’altra Europa è possibile , il futuro è qui, la storia non finisce


 

New hope is springing up in Europe. A new vision is inspiring growing numbers of Europeans and uniting them to join in great mobilisations to resist the imposition of a capitalist one-way street that is an attempt to trap humanity in a new social and cultural regression. The condition of peoples, social subjects and individuals is marked by insecurity, uncertainty and precariousness. A new resistance against capitalist exploitation is strongly emerging. There is a new option for a change crisscrossing the lives of men and women who are more and more affected by the disasters produced by the capitalist globalisation policies.

The new forms of power on a worldwide scale bring about a crisis of nation states, of the alliance systems and post-World War II world orders. The theory of permanent war, as presently depicted in the Bush doctrine, the vortex of terrorist violence that war is nourishing cause inequalities to grow and spaces of democracy to be reduced.

For us, Europe is, within international politics, a space for the rebirth of struggles for another society. The achievement of peace and the transformation of the present capitalist society will be the scope of this undertaking. We strive for a society, which transgresses the capitalist and patriarchal logic. Our aim is human emancipation, liberation of men and women from any form of oppression, exploitation and exclusion.

We refer to the values and traditions of socialism, communism and the labour movement, of feminism, the feminist movement and gender equality, of the environmental movement and sustainable development, of peace and international solidarity, of human rights, humanism and antifascism, of progressive and liberal thinking, both nationally and internationally.

We understand the role and the task of the Political Left in Europe as a contribution to form a broad social and political alliance for a radical policy change by developing concrete alternatives and proposals for that necessary transformation of the present capitalist societies. In that we see our responsibility and ability to address all those who are taking action for a more equitable society as a condition for a self-determined life of their own. We want to establish left wing politics lastingly as an independent, self-confident political project contributing to the implementation of solidarity and democratic, social and ecological alternatives.

For that reason the European Union as well as the whole European continent are becoming an increasing important space for alternative politics – besides the traditional political level of nation-states, regions and the municipalities and not being separated from world developments.

Therefore we see the worldwide range of the “alter-mondialiste-movement”, its growing exchange, mutual cooperation as well as its influence within and on the traditional social, labour, feminist, environmentalist and democratic movements in terms of a new participation in the conflict for a change. All these movements oppose to the “private space” of the strong world powers a “public space” inhabited by different subjects who want to reclaim fundamental rights: peace, democracy, social justice, freedom, gender equality and respect for nature. And the political Left is part of them. This gives a new resource for a policy of transformation.

In the different European countries extraordinary cultural and political experiences and social struggles marked the original character of the European social model. We look to these political and cultural roots and not to the market values which today define it, in particular through the Maastricht treaty policies and the decisions of the European Central Bank.

In Europe, in each of our countries, the people are suffering from the policies of globalised capitalism implemented by governments in the interest of big capital and lobbies, which undermine solidarity and social gains won by great struggles. There is a general attack on pension systems, the dismantlement and privatisation of social security, the submission of public services and such essential sectors as health, education, culture and common goods like water and other natural resources to market rules, casualisation and deregulation of the labour market. There is an accentuation of anti-Trade Union repression and a policy of criminalisation of immigration.

Everything is commodified. From labour to the whole life cycle. In present Europe unemployment, precariousness, outward militarisation, as demonstrated in the Balkan wars, Afghanistan and Iraq, and inward militarisation through repressive and liberticidal laws against those who oppose neoliberal policies, are growing. This process is alienating growing sectors of society from politics and producing wars between the poor, resurging of populism, racism and anti-Semitism.

The social democratic concept of the Third way in Europe has failed, because it did not resist this development and did not have any alternative, thus promoting it. That creates possibilities and lays a bigger responsibility on the Left that wants to change the present world. But we cannot trace the same traditional path as in the 20th century which brought great achievements but also great defeats and tragedies to the forces with a revolutionary inspiration.

To change society we have to widen our action. In Europe the construction of an alternative, radical, environmentalist and feminist left is a challenge for the new cycle which is now opening. The plural nature of movements can be crisscrossed by this new political force because we want to build a new relationship between society and politics.

We want to build a project for another Europe and to give another content to the EU: autonomous from US hegemony, open to the south of the world, alternative to capitalism in its social and political model, active against the growing militarisation and war, in favour of the protection of the environment and the respect of human rights, including the social and economic ones. We stand for the right of citizenship for all those living in Europe.

We want a Europe free from the antidemocratic and neoliberal policies of WTO and IMF, refusing NATO, foreign military bases and any model of a European army leading to increasing military competition and arms race in the world. We want a Europe of peace and solidarity, free from nuclear weapons and weapons of mass destruction, a Europe that rejects war as an instrument to settle international conflicts. That particularly concerns the Israeli-Palestinian conflict, which should be solved according to the UN resolutions.

We – left-wing political forces of this continent – want to help the rise of a new force for change. We – parties and political organisations of communist, socialist, democratic, environmentalist, feminist inspiration, against neoliberalism and for a social change – want to give birth to a new political subject: the European Left Party (ELP).

We aim to embody this hope which will enable us to tackle in fresh terms the question of globalisation, world peace, democracy and social justice, the equality of genders, a self-determined life of handicapped people, sustainable and balanced development, respect for specific cultural, religious, ideological features or sexual orientations.

We see the necessity for a deep-rooted social and democratic transformation of Europe. Yes, the time has come to intensify struggles that challenge the dogma of the sacrosanct “market economy where competition is free”, the power of the financial markets and multinationals, and, instead, to make our citizens active agents of the policies carried out in their name.

Faced with the recession and the growth of unemployment, the “stability pact” and the European Central Bank orientations must be challenged so as to work towards another economic and social policy and social priorities in favour of full employment and training, public services and a bold investment policy, for the environment. The taxation of capital flows must be imposed. Priorities must be changed – in favour of human beings, not money.

We undertake to work everywhere in Europe to advance the rights of wage-earners in their work-places. We consider that Public Services are an indispensable means for guaranteeing the right of equal access of everyone to education, water, food, health, power and transportation. We are in favour of modernized, decentralized and democratized public services which ensure social rights for everyone.

Today ten countries are joining the European Union and others have expressed the desire to join. But there are significant political and social forces both within these countries and in the countries that are already EU members, who view enlargement with reservations or outright hostility. These tendencies are reinforced by the impasses caused by the EU’s present strategic choices.

The ELP also responds to the challenges for countries that are now outside the EU – such as the Balkan states and other Eastern European countries – caused mainly by their transformation and therefore to the arising dilemma of independent development or joining the capitalist European integration as mid-term strategy for dealing with all conflicts inside the societies connected to these changes of past and present time. The EL is ready to stand together with all democratic forces in these countries in favour of democracy, peace and social justice, social and economic development and to strengthen the democratic institutions.

We want to act so that the elected institutions, the European Parliament and the national parliaments as well as the representative committees (the Economic and Social Committee and the Committee of the Regions) have more powers of action and control. Today, whatever may be our overall opinion of the “Constitutional Treaty” being discussed, we are opposed to a Directorate of Great Powers. Nor do we accept their wish to impose ultra-liberal economic criteria and militarisation on us leading to substantial social regression.

We will unceasingly strive to widen the action, participation and control of the citizens at all levels and ant every stage of the building of Europe.

Finally, what is at the heart of the crisis of the European Union is Democracy. For decades the European Union has been constructed from above, with disregard for its great diversity of cultures and languages – without its people and often against them.